Roberto Saviano ha definito il Palio di Siena come uno strumento straordinario per raccontare l’Italia a chi non la conosce, e ha sintetizzato molto bene il perché di questa affermazione nel suo intervento nel podcast Supernova, che chi vorrà potrà vedere. Ora considerato la vicinanza geografica di Arezzo a Siena, dove il palio però esiste da molti secoli ( insomma non lo ha ideato il fascismo tanto per essere chiari) mi è venuto spontaneo chiedermi cosa racconta oggi la giostra del saracino, perché a me non è chiaro, ma sicuramente è una mia lacuna.
Come è notorio, il fascismo ideò e creò anche la giostra del saracino come mezzo di propaganda per la creazione di un nuovo immaginario italiano ( proprio in quegli anni furono rifatte le facciate di due lati della piazza Grande per dargli un immagine medioevale, quella attuale) promuovendo, in particolare manifestazioni pubbliche di rievocazione della storia dei grandi d’Italia, come le crociate dei cristiani contro i “Mori” ( i neri ) per preparare e supportare la guerra di invasione dell’Etiopia, che avvenne da li a poco nel 1935, e individuando proprio nel “ Moro” colui che minacciava i simboli della nostra identità, della “razza bianca” o l “italianità di sangue”, che, aimè , la seconda sembra oggi tanto tornata di moda in certi ambienti.
E’ evidente che il racconto della manifestazione è cambiato, e soprattutto negli ultimi anni è andato assumendo un ruolo sempre più importante la fase competitiva o sportiva della giostra, con i giostratori sempre più preparati e capaci di colpire il centro del tabellone, e oramai la vittoria si conquista solo cosi, sperando che qualcuno dei concorrenti non riesca a fare 5, e l’ultima edizione è la dimostrazione di questa evoluzione. Così come aver inserito le damigelle nel corteo storico, che in quanto rievocazione di ispirazione militare medievale non vedeva certo la presenza di donne come militari.
Come il palio di Siena, anche la giostra del saracino, è vero che è anche una rievocazione storica, ma è anche una manifestazione di popolo attuale e, quindi, se il palio racconta ancora molto bene l’Italia, anche quella di oggi, mi chiedo nell’immaginario collettivo aretino, nel 2026, lo pseudo militarismo del corteo storico per le vie della citta, il colpire ripetutamente il “Moro”, un buratto dalle sembianze di un uomo di colore e, quindi, tutto questo cosa racconta oggi e soprattutto il “Moro” chi è?
Le polemiche sul “buratto” il fantoccio girevole che simboleggia il re delle indie e le accuse di razzismo ruotano attorno alle sue fattezze e alla rappresentazione della figura del “Moro” nella giostra del saracino. Alcune sensibilità moderne hanno sollevato obiezioni, considerando anacronistica, irrispettosa o razzista la raffigurazione di un personaggio dalla pelle scura usato costantemente come bersaglio per i cavalieri
Convengo che il tema di cosa è il “Moro” è cambiato, e il significato non può essere quello di allora, e fortunatamente quel periodo drammatico è passato, e io come la maggioranza degli italiani non ne abbiamo alcuna nostalgia. Se a Livorno come sappiamo i medici costruiscono davanti al porto il monumento dei quattro mori in catenati, voglio significare che il tema è di lunghissimo corso, diventa acutissimo dopo il 1492. Con l’inizio della espansione coloniale. Io credo che, nonostante Vannacci, siamo al suo esaurimento tendenziale, tutto il mondo è ormai entrato nel capitalismo, con conseguente enorme sviluppo delle relazioni di scambio. L’occidente è in Cina, Corea del sud, Singapore ecc. Gli stati arabi stanno diventando il centro di scambi di merci e prodotti finanziari di significato mondiale, e quindi per rispondere alla domanda con una riflessione a voce alta: forse oggi il moro è lo schiavo pagato a 3 o a 4 euro l’ ora .
Se per 80 anni questo aspetto della giostra del saracino è stato dimenticato o comunque sottaciuto (e/o evitato di parlarne) e di fatto le istituzioni e gli appassionati si sono sempre concentrati solo sul chiedersi come migliorare la manifestazione, non certo per spogliarla di questi ingombranti fardelli e orpelli nativi, ma solo per cercare di renderla più fruibile e di interesse generale, oltre la provincia aretina, ma ad oggi secondo me questo risultato è lontano da essere raggiunto. E quindi per me è legittimo chiedersi il perché.
Allora credo di poter lanciare questo sassolini nello stagno affinché ci si interroghi e si dialoghi se, questo prevalente interesse locale della manifestazione, non sia da attribuire proprio a quel racconto di 95 anni addietro, che pur cambiando, ma forse non è riuscito a adeguarsi alla realtà dei tempi che mutano, insomma, che oggi forse non è più attuale, né accettabile per come era stato pensato, e forse anche poco compatibile rispetto ai nuovi canoni etici e, non per ultimo, proprio in relazione alla nuova composizione degli abitanti della nostra amata Repubblica. Pertanto credo sia opportuno nel 2026 chiedersi cosa vuole ancora raccontare la giostra del saracino.
Domanda secondo me ancora più pertinente oggi con Vannacci che smonta pezzo per pezzo ogni forma di revisione critica della nostra storia ( pensiamo al colonialismo italiano in Africa, l’invasione dell’Etiopia, o appunto al fascismo….) approfittare dell’idea celebrativa della giostra del saracino, che porta ragazzi e ragazze di oggi a identificarsi, addirittura attraverso le mascherate della rievocazione storica, con i grandi “italiani del passato” le casate, i cavalieri, i crociati cristiani contro i musulmani, e per quanto detto sopra con un nuovo significato magari non più come gli eroi e come le figure esemplari che andavano a conquistare l’impero e sottomettere un popolo libero, no questo no, ed è chiaro anche a me. Ma ugualmente fomentando semplicemente l’odio contro i nuovi “Mori”, insomma contro gli schiavi costretti a lavorare a 3 o 4 euro l’ora.
Il tema quindi è come evitare a chiunque sia male intenzionato e cerchi di approfittare delle attuali frustrazioni delle masse, dovute alla crisi economica, alla perdita di potere d’acquisto dei loro salari e redditi, alla crisi dei valori, al culto del denaro e del successo facile, possa anche solo pensare di strumentalizzare questa manifestazione di massa per immaginarci la cacciata dei nuovi “Mori”, gli schiavi pagati a 3 o a 4 euro l’ora, che a loro dire gli rubano il lavoro e quindi vanno fatti REMIGRARE o forse con più cattiveria , marzialità e militarismo: DEPORTATI.
Sicuramente questo rischio non c’è per la giostra del saracino, ma ritengo che comunque parlarne e confrontarsi sia utile e aiuti tutti a progredire e guardare con speranza al futuro, evitando sciagurate nostalgie e così garantendo crescita e successo magari oltre il confine locale alla manifestazione aretina.
Per concludere e provare a dare il mio contributo perché non sostituire il “buratto” il fantoccio girevole che simboleggia il re delle indie con un oggetto ugualmente girevole ma che non rappresenta un essere umano, togliendo anche nelle varie dichiarazioni retoriche qualunque riferimento al “Moro” o al re delle indie? Così modificata la giostra e anche riconoscendo il giusto ruolo e importanza ai giostratori ( cavalieri) la competizione può essere ancora più emozionante e interessante, ma questo è il mio irrilevante parere. .
Conoscendo bene i miei concittadini e soprattutto il mondo della giostra, come amano definirsi, io già immagino che quanto sopra verrà rubricato ( se mi va bene ) come spazzatura, sgrammaticato e soprattutto offensivo per loro che tanto amano questa manifestazione, spero solo che ancora oggi sia possibile esprimere le proprie idee, in buona fede come sto facendo io, anche se si tratta di giostra del saracino.

