Ringrazio Mirfand Rustemaj per la sua testimonianza che pubblico integralmente.
Caro David,
ti scrivo come semplice cittadino, senza alcuna appartenenza politica né legami con organizzazioni, associazioni o gruppi di interesse. La mia preoccupazione nasce esclusivamente da ciò che sta accadendo e dalla convinzione che questioni che riguardano la legalità, l’ambiente e i diritti dei cittadini meritino attenzione e un dibattito pubblico aperto.
Vorrei chiederti uno spazio sulla tua piattaforma per portare all’attenzione dell’opinione pubblica una vicenda che riguarda non soltanto l’Albania, ma l’intera Europa.
Da nove giorni consecutivi migliaia di persone stanno protestando in Albania, in ogni città del Paese e in numerose città del mondo dove vivono comunità albanesi. Si tratta di una mobilitazione straordinaria, pacifica e diffusa, che coinvolge cittadini di ogni età e provenienza sociale e che, per la sua portata, è sempre più difficile ignorare.
La preoccupazione di molti cittadini nasce dal silenzio e dall’atteggiamento delle istituzioni europee di fronte a quanto sta accadendo. Mentre la popolazione chiede trasparenza, rispetto della legge, tutela del territorio e protezione dell’ambiente, l’Europa sembra limitarsi a osservare senza prendere posizione.
Per anni l’Unione Europea ha costruito relazioni politiche ed economiche con una classe dirigente che oggi viene accusata da ampie fasce della società civile di corruzione, abuso di potere e gestione opaca delle risorse pubbliche. Se queste dinamiche erano note, allora esiste una responsabilità politica che non può essere ignorata. Se invece non lo erano, la questione è ancora più grave e solleva interrogativi sulla capacità di controllo e vigilanza delle istituzioni europee.
La tutela delle aree protette non è una questione esclusivamente albanese. Riguarda tutti i cittadini europei. L’Albania rappresenta uno dei patrimoni naturali più preziosi del continente e occupa una posizione strategica nel Mediterraneo. Le sue coste distano appena ottanta miglia da quelle italiane e, nelle giornate più limpide, dalla costa albanese è possibile vedere la Puglia.
Per questo non stiamo parlando soltanto di una questione interna all’Albania. Stiamo parlando di una questione europea.
Aree di straordinario valore ambientale come Narta, il Delta del Vjosa, Manastir, Rrjoll e altre zone costiere di rilevanza ecologica sono state o stanno venendo profondamente alterate da progetti contestati dalle comunità locali. In diversi casi, cittadini che hanno tentato di protestare pacificamente sono stati allontanati con la forza e, secondo numerose testimonianze, aggrediti da personale di società private sotto gli occhi delle forze dell’ordine.
Molti cittadini ritengono che tali sviluppi siano stati favoriti da recenti interventi legislativi, tra cui il decreto legge 20/2025, noto come “Paketa e Maleve”, e da altre disposizioni relative agli investimenti strategici e alla gestione dei terreni. Secondo i critici, queste misure hanno aperto la strada alla cessione e allo sfruttamento di aree che fino a poco tempo fa erano considerate patrimonio collettivo e difficilmente accessibili a interessi privati.
A rendere la situazione ancora più delicata è il fatto che alcune delle società coinvolte risultano registrate all’interno dell’Unione Europea, in particolare nei Paesi Bassi. Inoltre, la Procura Speciale contro la Corruzione e il Crimine Organizzato (SPAK) avrebbe avviato verifiche e indagini su alcuni aspetti legati a questi progetti.
Nonostante ciò, secondo quanto denunciato da cittadini, associazioni e attivisti, diversi interventi sarebbero stati autorizzati senza procedure pienamente trasparenti e senza adeguate valutazioni ambientali indipendenti. La Valutazione di Impatto Ambientale (Environmental Impact Assessment – EIA) rappresenta infatti uno degli strumenti fondamentali previsti dalla normativa europea per analizzare le conseguenze di grandi opere infrastrutturali, industriali, energetiche o edilizie prima della loro realizzazione.
La legislazione europea è chiara. La Direttiva Uccelli del 1979 impone la protezione delle specie di uccelli selvatici e dei loro habitat. La Direttiva Habitat del 1992 tutela specie animali e vegetali rare o minacciate e istituisce le Zone Speciali di Conservazione. Entrambe costituiscono il fondamento della rete Natura 2000, il più grande sistema coordinato di aree protette al mondo.
Natura 2000 non nasce per impedire qualsiasi attività economica, ma per garantire che lo sviluppo avvenga in modo sostenibile e compatibile con la conservazione degli ecosistemi. Per questo motivo la normativa europea richiede valutazioni rigorose, indipendenti e trasparenti prima di autorizzare progetti che possano avere un impatto significativo sull’ambiente.
L’Europa sa ciò che sta accadendo oppure sceglie di non vedere. In entrambi i casi, rischia di compromettere la propria credibilità agli occhi di chi continua a credere nei valori di legalità, trasparenza, democrazia e tutela dell’ambiente che afferma di rappresentare.
Oggi gli albanesi non chiedono privilegi. Chiedono semplicemente che le stesse regole, gli stessi standard e gli stessi principi applicati nel resto d’Europa vengano rispettati anche in Albania.
Per questo motivo ritengo importante che questa vicenda riceva attenzione mediatica internazionale. Non riguarda soltanto il futuro di un Paese candidato all’adesione all’Unione Europea, ma la credibilità stessa dei valori europei quando vengono messi alla prova.
Ti ringrazio per il tempo dedicato alla lettura di questo messaggio e per l’attenzione che vorrai eventualmente riservare a questa vicenda.
Mirfand Rustemaj

